Il Cinema itinerante a Milano – Vertigo Film Festival

Nel maggio del 2019, a Milano, un gruppo di giovani studenti di Cinema dà vita al primo Festival di cortometraggi itinerante, che si svolge in sedi alternative alle classiche sale cinematografiche: piccoli teatri, librerie e bistrò.

Le giovani menti del Festival sono Antonio Romagnoli (fondatore), Alberto Di Caro (direttore artistico), Carlo Puoti e Luca Silvestri (organizzatori e content creators), i quali decidono di intitolare il loro Festival Vertigo, un nome evocativo che lascia intravedere il desiderio di fibrillante diffusione di corti provenienti da tutto il mondo.

Le serate bimestrali di proiezione nei locali vengono fatte fino allo scoppio del pandemico virus che obbliga i giovani organizzatori a reinventare una formula efficace per continuare la diffusione delle opere selezionate: la trasmissione online.

Quest’anno dopo aver fatto tutte le proiezioni online si è riusciti, con mesi di lavoro, a chiudere la settimana finale del Festival con proiezioni dal vivo. Gli organizzatori del Festival si sono adoperati per trovare le location giuste e adattarle alle loro esigenze. Come sede per la proiezione dei corti della serata di martedì 21 settembre è stato scelto il Wanted Clan, suggestivo locale con una piccola sala di proiezione che porta il nome dalla stessa casa di distribuzione indipendente (la Wanted Cinema fondata da Anastasia Plazzotta) con sede a Porta Romana.

Wanted Clan

Le successive serate del 24, 25 e 26 settembre si sono svolte allo Scalo Lambrate, uno spazio che il fondatore, Fabio Lucarelli, ha avuto l’intuizione di trasformare, da deposito ferroviario abbandonato quale era, in un sofisticato punto d’incontro per attività di co-working, esibizioni, eventi, mostre d’arte.

Scalo Lambrate

La prima serata è stata dedicata alla proiezione di documentari molto diversi tra loro per tematiche e provenienze: i registi vengono da Spagna, Italia, Danimarca, Francia. A vincere come miglior documentario è Dajla: cinema and oblivion di Arturo Duenas, una storia che parla di oblio e della forza vitale del cinema quando in un villaggio dimenticato da decenni nel sud dell’Algeria viene celebrato un festival cinematografico che spezza la monotonia.

A decretare il vincitore di ogni categoria è una giuria formata da esperti del settore.

Le altre categorie del Festival sono dedicate all’Animazione e alla Fiction. A vincere come miglior cortometraggio di animazione, tra lavori provenienti da Messico, Cina, Australia, Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti è il francese Heart of Gold di Simon Filliot, una favola nera commovente e crudelmente poetica, un horror sofisticato che tocca dritto al cuore.

Nella categoria della Fiction ottiene il primo posto un cortometraggio austriaco che si avvicina più a un lungometraggio e che si avvale di attori professionisti perfettamente calati nei loro ruoli. Il titolo dell’opera è Dogwatch di Albin Wildner. La storia può ricordare i film di Ken Loach poiché racconta di un uomo disoccupato e costretto ad accettare un lavoro pericoloso in cui non è tutelato.

Un elemento su cui vale la pena soffermarsi riguarda la varietà delle opere proiettate, profondamente diverse per tematiche, genere, budget, modalità di ripresa: si passa da un utilizzo classico della macchina da presa, come ad esempio in Dogwatch, a un quasi delirante found footage, tecnica usata dalla regista Giulia Grandinetti nel suo Greenwater.

Greenwater è coraggioso sia per i temi trattati che per la modalità in cui è girato, ma non è facile apprezzarlo, forse per il linguaggio, forse perché al Cinema siamo abituati ad andare per evadere dal nostro mondo senza vederci così schiettamente rappresentati, senza fronzoli, chiusi in una stanza o in un locale notturno ad affrontare una quotidianità che non ha nulla di rassicurante.

Vertigo Film FestivalScalo Lambrate

In quattro serate questo piccolo festival ha ospitato più di duecentocinquanta persone, ha presentato opere di gran qualità e di forte impatto, ha messo in moto realtà milanesi e spazi importanti per la città, e ha portato il Cinema tra la gente, con estrema genuinità e senza alcuna presunzione.

È un piacere vedere come ciò che più di ogni altra cosa ha guidato questi giovani nella perfetta riuscita della loro impresa è la loro viscerale ed eterna passione per il Cinema. Il Cinema in tutte le sue forme e sfumature, nei suoi generi e nelle sue provocazioni.

Alice Bonvini

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