Mio fratello è figlio unico: il manifesto ribelle di Rino Gaetano

Mio fratello è figlio unico, il capolavoro del Genio Rino Gaetano

Rino Gaetano è stato uno dei più grandi cantautori della musica italiana. Le sue canzoni hanno emozionato intere generazioni di persone. Mai banali, mai scontante, caratterizzate da messaggi profondi e controcorrente. Rino Gaetano, il ribelle gentile, il rivoluzionario col sorriso, colui che è in grado di farti ballare e allo stesso tempo denunciare le ingiustizie del sistema. Tra le molteplici perle concepite da un simil genio, “mio fratello è figlio unico” è senz’altro la vetta più alta toccata dal cantautore calabrese.

“Mio fratello è figlio unico”, infatti, non è una semplice canzone, ma un inno al coraggio di essere sé stessi e al non omologarsi al pensiero delle masse. Un messaggio di una attualità sconcertante, cantato a squarciagola da Rino con un timbro di voce emozionante ed autentico. Si, perché il modo di cantare queste verità scomode è viscerale e diretto, un pugno dritto allo stomaco, un qualcosa che proviene dal profondo del cuore del cantante, lontano anni luce dalla finta tristezza studiata a tavolino di molti pseudo artisti odierni. 

La canzone ad un primo ascolto può sembrare triste e malinconica, complice anche il geniale arrangiamento musicale, volutamente cupo e tenebroso: quando il giradischi finisce di suonare, tuttavia, si viene colpiti da un sentimento di liberazione e di appagamento. Ed ecco che allora si può comprendere la vera essenza dell’opera somma di Rino. 

Questa canzone è un regalo a tutti coloro che ogni giorno si sentono “figli unici”, incompresi dal mondo e dalla realtà circostante, che sempre di più premia l’apparire e non l’essere. A chi, almeno una volta nella vita, dopo l’ennesima delusione, si è sentito “Deriso, frustrato, picchiato e derubato” da questa società contorta. A chi si è sentito in difetto perché non è mai stato il primo della classe e “non ha mai vinto un primo aziendale”, come se la mediocrità fosse un qualcosa di cui vergognarsi. E così in realtà il cantante, utilizzando appositamente parole dure ed espressioni forti,  vuole far comprendere che lui stesso ha già provato in prima persona questi sentimenti, creando così una connessione spirituale con l’ascoltatore, al fine di fargli capire che tutto sommato non è solo. Magari incompreso dai più, ma non solo. Perché siamo in tanti a rispecchiarci nelle parole gridate da Rino.

Per arrivare a ciò l’artista dà sfogo all’indiscussa vena creativa che ha caratterizzato tutta la sua carriera musicale, giocando con le parole e inventandosi il paradosso di un fratello che in realtà è figlio unico. Nel prosieguo della canzone, poi, ecco l’ennesimo colpo di genio: il cantautore decide di abbinare più volte a termini forti come “deriso” “declassato” “frustrato” e “sottomesso”  una espressione pensierata e giocosa come “E Ti amo Mariot” (riferito ad una sua amante di nome “Mariot” e non ad un ipotetico “Mario”, come erroneamente pensano in molti). Una scelta che all’apparenza può sembrare bizzarra e scollegata con il senso della canzone, ma che in realtà nasconde una lucida e geniale critica a molti cantautori del suo tempo che – al posto di concentrarsi sui drammi esistenziali dell’essere umano e denunciare le ingiustizie sociali – preferivano addolcire il pubblico con l’ennesima smielata storia d’amore.

La canzone “Mio fratello è figlio unico” rappresenta un vero e proprio manifesto del pensiero di Rino Gaetano, tanto che l’artista la scelse come singolo di punta dell’omonimo album: il successo commerciale della canzone, ironia della sorte, fu tuttavia molto inferiore alle aspettative, tanto da portare l’etichetta a sostituirla poco dopo  con il singolo “Berta Filava”, canzone dall’atmosfera più leggera e dalle tematiche più consone alle radio dell’epoca e che infatti scalò tutte le classiche nazionali. Ennesima dimostrazione che certe tematiche non sono adatte alle masse, ma possono essere realmente comprese ed apprezzati da pochi “figli unici”.

Ritengo che il messaggio cantato con orgoglio da Rino più di 40 anni fa sia di estrema attualità anche oggi, dal momento che descrive in maniera impeccabile il vuoto, il piattume e la banalità che spesso circonda la nostra società.

 In un panorama musicale come quello odierno, dove l’anticonformismo è ormai diventato una moda e dove il look di un cantante colpisce  più del significato dei suoi versi, un Artista del calibro e dello spessore di Rino Gaetano manca come l’aria. E invece se ne andò via quella maledetta notte del 2 Giugno 1981, a soli 30 anni di età. 

Al riguardo In pochi forse conoscono una macabra coincidenza: l’artista ha previsto inconsciamente la sua morte anni prima. Nella “Ballata di Renzo”, infatti,  egli racconta di un ragazzo di nome Renzo che dopo aver passato la notte a bere con gli amici, viene investito da una macchina e nonostante le ferite curabili muore dopo esser stato rifiutato da molti ospedali di Roma per mancanza di posti letto: “La strada era buia, s’andò al San Camillo/ e li non lo accettarono, forse per l’orario/ Si pregò tutti i santi ma si andò al San Giovanni/ e lì non lo vollero per lo sciopero”

Incredibilmente Rino Gaetano fu vittima dello stesso destino e dopo una serata trascorsa con amici, mentre rientrava a casa, venne coinvolto in un gravissimo incidente stradale: l’ambulanza giunse immediatamente sul posto, ma il ricovero di Rino fu rifiutato per mancanza di posti letto dagli stessi ospedali nominati anni prima (il San Cammillo, il San Giovanni ma anche il Garbatella e il San Filippo Neri) e non potè così ricevere le cure necessarie. Dopo una drammatica agonia durata ore, giunse in condizioni disperate al Policlinico Gemelli, dove morì poco dopo. 

Il decesso di Rino Gaetano, avvenuto all’apice della sua carriera, sconvolse il mondo della musica, attirò l’attenzione del mondo della politica (vennero indette due interrogazione parlamentari per far luce sui motivi della mancanza di posti letto in ospedale) e fu oggetto di indagini di numerosi giornalisti, che arrivarono addirittura ad ipotizzare un complotto dei servizi segreti deviati per eliminare un personaggio “scomodo”, capace di sollevare le coscienze dei giovani in un momento storico delicato per il nostro paese. 

Macabra coincidenza, caso di malasanità o complotto “dei poteri forti”? Ai posteri l’ardua sentenza. Ciò che è certo è che le canzoni di Rino rimarranno immortali e continueranno ad illuminare quelle giornate un po’ buie, dove l’unica cosa di cui si ha realmente bisogno è farsi prendere per mano dalla calda voce di Rino e perdersi nel suo magico mondo. 

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