Joy Harjo- dagli Indiani d’America, jazz, poesia e spiritualità

Armonica, puntuale, semplice. Contemporanea e tribale. La potenza della poesia di Joy Harjo, della sua espressività, si rileva nella delicatezza e nella decisione con cui narra e afferma nel mondo contemporaneo la tradizione culturale degli Indiani d’America. Il 9 maggio del 1951 Joy Harjo viene alla luce a Tulsa, in Oklahoma. Appartenente alla Mvskoke Creek Nation, porta nel suo cuore e nelle sue poesie le immagini, i ritmi, i paesaggi, i pensieri della tradizione antica dei Nativi Americani; si trasferisce nel New Mexico, e a Santa Fe frequenta l’Institute of Indian Arts, studiando pittura. Studia, pittura, scrive; si laurea, cresce dei figli, scappa da violenze, e scrive, scrive. Nel 1975 esce The Last Song, la sua prima raccolta. Nel 1979 poi What Moon Drive Me to This? e nel 1983 She Had Some Horses. Nel 2003 pubblica How We Became Human. New an Selected Poems. Le sue poesie parlano all’intimità di ognuno di noi, alla spiritualità dalla quale talvolta ci allontaniamo per paura, noia, stanchezza o distrazione, parlano all’universo e all’uomo contemporaneo. E ne parlano in modo semplicissimo, naturale, profondo come le radici del mondo. Nelle sue poesie si rincorrono paesaggi, cavalli, lune, venti, fiumi; archetipi. E il fuoco. Il fuoco torna spesso tra i versi di questa poetessa, il fuoco come simbolo di trasformazione, di potenza e di guarigione.

La poesia rimane una costante nella vita di Joy Harjo, che ora insegna Scrittura Creativa nelle Università americane. Ha ricevuto vari premi e nel 2019 è stata nominata “Poetessa Laureata”. Laura Coltelli, nella prefazione a Un Delta nella Pelle, la prima antologia edita in Italia, pubblicata da Passigli Editori, ne parla così: «La storia della tribù cui appartiene si intesse, talvolta in un nodo inesplicabile, con quella di indigena che vive nell’America contemporanea. Dal potere della parola, incentrata nella cultura orale, mito e memoria del modo nativo, discende l’attualissima qualità della sua scrittura: senza folclorismi in essa vivono personaggi, racconti, credenze del proprio bagaglio culturale; senza legnosi enunciati dà forza a un discorso politico e senza censure dà voce alle passioni.».

La poesia resta sempre, ma come per molte menti curiose, la creatività sente talvolta il bisogno di esplorare e manifestarsi attraverso diverse espressioni artistiche. Joy infatti fa parte del gruppo jazz The Arrow Dynamics. E, naturalmente, oltre a scrivere poesie, le legge, quasi cantandole, nel ferreo impegno di portare avanti la memoria del suo popolo, la sua spiritualità, i suoi simboli e i suoi insegnamenti. Joy, così inesorabile, così semplice, così tribale, consapevole ma avulsa dalle ristrettezze del tempo.

Elena Tondo

*

Ricorda

Ricorda il cielo sotto cui sei nato,
impara tutte le storie delle stelle.
Ricorda la luna, apprendi chi è.
Ricorda il sorgere del sole all’alba, il più
potente momento del tempo. Ricorda il tramonto
e l’andar verso la notte.
Ricorda la tua nascita, e tua madre lottò
per darti forma e respiro. Tu sei testimonianza
della vita sua, di quella di sua madre e così via.
Ricorda tuo padre. Anch’egli è la tua vita.
Ricorda la terra di cui condividi la pelle:
terra rossa, terra nera, terra gialla, terra bianca,
terra marrone, noi siamo terra.
Ricorda le piante, gli alberi, il mondo animale, che
hanno come noi le loro tribù, famiglie, storie.
Parla con loro, ascoltali. Sono poesie viventi.
Ricorda il vento. Ricorda la sua voce. Conosce
l’origine dell’universo.
Ricorda che tu sei tutto il popolo e tutto il popolo
è te.
Ricorda che sei questo universo e questo universo
è te.
Ricorda che tutto è in movimento, in crescita, tutto è te.
Ricorda che il linguaggio viene da tutto questo.
Ricorda la danza che è linguaggio, che è vita.
Ricorda.

*

I give you back. A poem to get rid of fear

I release you, my beautiful and terrible
fear. I release you. You were my beloved
and hated twin, but now, I don’t know you
as myself. I release you with all the
pain I would know at the death of
my daughters.
You are not my blood anymore.
I give you back to the white soldiers
who burned down my home, beheaded my children,
raped and sodomized my brothers and sisters.
I give you back to those who stole the
food from our plates when we were starving.
I release you, fear, because you hold
these scenes in front of me and I was born
with eyes that can never close.
I release you, fear, so you can no longer
keep me naked and frozen in the winter,
or smothered under blankets in the summer.
I release you
I release you
I release you
I release you
I am not afraid to be angry.
I am not afraid to rejoice.
I am not afraid to be black.
I am not afraid to be white.
I am not afraid to be hungry.
I am not afraid to be full.
I am not afraid to be hated.
I am not afraid to be loved.
To be loved, to be loved, fear.
Oh, you have choked me, but I gave you the leash.
You have gutted me but I gave you the knife.
You have devoured me, but I laid myself across the fire.
You held my mother down and raped her,
but I gave you the heated thing.
I take myself back, fear. You are not my shadow any longer.
I won’t hold you in my hands.
You can’t live in my eyes, my ears, my voice
my belly, or in my heart my heart
my heart my heart
But come here, fear
I am alive and you are so afraid
of dying.

JOY HARJO – I GIVE YOU BACK. A POEM TO GET RID OF FEAR – READING

*
Alive

The hum of the car
is deadening.
It could sing me
to sleep.
I like to be sung to:
deep-throated music
of the south, horse songs,
of the bare feet sound
of my son walking in his sleep.
Or wheels turning,
spinning
spinning.
Sometimes I am afraid
of the sound
of soundlessness.
Like driving away from you
as you watched me wo
Your face opened up then,
a dark fevered bird.
And dived into me.
No sound of water
but the deep, vibrating
echo
of motion.
I try to touch myself.
There is a field
of talking blood
that I have not been able
to reach,
not even with knives,
not yet.
“I tried every escape”,
she told me. “Beer and wine
never worked. Then
I decided to look around, see
what was there. And I saw myself
naked. And alive. Would you
believe that?
Alive.”
Alive. This music rocks
me. I drive the interstate,
watch faces come and go on either
side. I am free to be sung to;
I am free to sing. This woman
can cross any line.

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