La strega di via Laghetto

Siamo alla fine del 1500 a Milano, più precisamente in via Laghetto, la Ca’di Tencit ossia la casa degli sporchi. La via era soprannominata così poiché ad abitarci erano principalmente gli scaricatori di carbone, i quali si aggiravano per la città sudici e trasandati. Gli operai smistavano i blocchi di marmo utilizzati per la costruzione del Duomo situato a pochi passi dalla via. Il quartiere era malfamato e in quegli anni le facciate dei palazzi erano molto diverse da quelle che possiamo ammirare oggi tra le teste di migliaia di studenti. La gente di via Laghetto era abbandonata a se stessa e la Chiesa non si mostrò mai compassionevole nei confronti di quegli uomini e di quelle donne. Nel Medioevo, il tribunale dell’inquisizione aveva condannato innumerevoli donne a morte perché credute delle streghe.

In Via Laghetto al numero 2 viveva Arima, una donna di cui si sa davvero poco. Siamo a conoscenza del fatto che la strega sia vissuta durante l’infausto periodo della peste del 1576. Si narra che Arima avesse ricevuto dagli dèi il dono della guarigione grazie all’uso sapiente che faceva di piante medicinali. Arima inoltre possedeva la capacità di scindere il bene dal male e questo la rese molto popolare tra la gente del posto. Nel Medioevo qualunque donna che avesse velleità non consone a ciò che non era di pratica comune veniva considerata una strega. All’epoca tutto ciò che non era conforme al credo popolare era considerato blasfemo e perverso. Non c’è da stupirsi se quindi la nostra Arima venisse additata come eretica, nonostante non lo fosse, solamente perché usava fare rituali e preparare intrugli. Chiunque nel Medioevo si faceva portatore di messaggi innovativi era bollato come individuo pericoloso e da punire. Si racconta che Arima fosse solita ballare danze notturne sui tetti della città e che avesse la capacità ti far tornare l’armonia dopo le discussioni tra le streghe nella famosa piazza Vetra, oggi popolata da locali e vetrine.

Di Arima non esiste alcuna traccia che ci confermi che fosse nella lista delle condannate a morte e non sappiamo se sia esistita per davvero o se sia il frutto dell’immaginazione dei cittadini. Sta di fatto che Arima, oltre a non aver avuto nessuna colpa, rappresenti per tutti noi la donna magica per eccellenza, una donna che è stata capace di vivere nel mondo reale nonostante la propria natura divina. Arima voleva farsi messaggera di un mondo invisibile ai più, ma lucido e nitido per chi in grado di vedere oltre un mantello ed una scopa. Arima, che sia esistita o meno, a questo punto della nostra storia non ha alcuna importanza, ci preme perché il simbolo che si cela dietro a questa donna è quello di imparare a credere, qualunque sia il nostro primo motore immobile.

Giorgia Petani

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